Il pitone birmano 緬甸蟒 | Kinmen Rising Project


Il pitone birmano 緬甸蟒

Il pitone birmano - python molorus bivittatus - è una delle specie di serpente più diffusa al mondo.

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A 金門 Jīnmén Kinmen Quemoy, la sua presenza è stata registrata sin dalla seconda guerra mondiale; tuttavia la sua popolazione è diminuita drammaticamente in seguito ai bombardamenti del 1958, che hanno causato la distruzione del suo habitat naturale. Recentemente la specie pare però essersi ripresa, con una rapida crescita testimoniata dai frequenti ritrovamenti negli ultimi decenni. Un recente studio ha dimostrato, attraverso l'analisi del DNA mitocondriale, spiccate differenze per i geni analizzati, tra la popolazione vietnamita del pitone birmano e quella locale, che è invece risultata simile ai pitoni analizzati presso lo zoo di Fuzhou, in Cina. Verrebbero dunque a cadere le speculazioni di parte degli abitanti dell'arcipelago che ritenevano i pitoni provenienti dal Sud Est Asiatico, mentre la ricerca supporta la tesi di una popolazione autoctona , parente di quella esistente sulla Cina continentale. Lo stesso studio ha inoltre evidenziato che il territorio di ogni individuo è più esteso rispetto ad altre specie di serpenti della stessa taglia.

pitonedistib2.jpegNelle mappe in bianco e nero, possiamo osservare luogo ed anno di ritrovamento di alcuni esemplari, secondo quanto riportato dal suddetto studio. Come possiamo osservare, nel decennio 1950 - 1960 gli avvistamenti si contano sulle dita di una mano. Ciò può anche essere imputato alle oggettive difficoltà d'indagine relative alla difficile situazione politica ed alle tensioni fra Cina Popolare e Nazionalista. I dati di questo periodo sono pertanto meno affidabili degli altri; più che altro si tratta di avvistamenti effettuati dalle truppe di stazza nell'isola.

Il motivo per cui manchino nello studio dati relativi ai successivi 40 anni, è spiegato dal fato che l'arcipelago era sotto occupazione militare; eventuali avvistamenti non venivano probabilmente riportati alle autorità (di fatto esautorate delle proprie funzioni in favore dell'esercito), la continua costruzione di insediamenti militari, bunker, caserme, depositi, ha causato una forte riduzione dell'habitat del serpente e probailmente la morte di qualche esemplare.

I dati relativi al periodo 2003 - 2008 ci dimostrano 16 catture avvenute, per lo più ad opera della popolazione e dei relativi corpi d'intervento come vigili del fuoco e polizia. I dati riferiti a tale lasso di tempo sono senz'altro più attendibili. Qualche esemplare è stato inviato allo zoo di Taipei, altri sono stati rilasciati. Sono stati misurati esemplari lunghi sino a 4 metri.

Dal 2009 al 2011 sono stati catturati 25 esemplari del pitone birmano, un notevole incremento dovuto al miglioramento delle condizioni del suo habitat naturale, che ne ha favorito la riproduzione. Uno degli avvistamenti relativi a Lièyǔ non è stato riportato sulla cartina in quanto il luogo presunto non è definito, quindi in totale gli animali rinvenuti a Lièyǔ nel periodo in oggetto sarebbero tre. Il serpente è stato fatto oggetto di un'approfondita ricerca, che ha portato a catture, misurazioni, analisi ecologiche ed indagini sull'areale. Allo scopo sono stati anche utilizzati radiotrasmettitori impiantati in alcuni esemplari. Oltre all'elevato numero di catture, si è anche registrato il maggior numero di nascite. Il campione di lunghezza relativo a questo biennio e di 358 cm, per un peso di 17,2 kg: l'esemplare è stato soprannominato 唐老鴨 - Táng lǎo yā - cioè Paperino.

L'ultima mappa ci mostra il computo totale degli esemplari rinvenuti, 47, distribuiti per anno.

Brooding female Python molurus bivittatus

Il python molorus bivittatus generalmente predilige habitat quali acquitrini, risaie, rive fluviali, foreste umide, radure e zone coltivate. Nelle due isole principali dell'arcipelago possiamo osservare come le catture dal 2009 siano state più frequenti nella zona orientale delle due isole maggiori. L'entroterra a ridosso delle coste rocciose, ai margini delle foreste, offre spesso una fitta vegetazione adatta ad offrire rifugio agli esemplari. Si sposta preferibilmente dal tramonto sino alla mattina successiva, in cerca di prede che individua grazie all'organo di Jacobson. Queste vengono stritolate e poi ingoiate a partire dalla testa.

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Il grafico sopra mostra il numero di catture totali (47) suddivise per mese (partendo da gennaio a sinistra, sull'ascissa); come si nota, il picco va da settembre a novembre. Dato che il periodo di gestazione della femmina varia dai 50 ai 70 giorni, possiamo intuire che la fase di accoppiamento inizi con la stagione estiva.

Un alligatore americano ed un pitone birmano in lottaLa specie, come già detto è molto diffusa, ed è stata introdotta in maniera più o meno accidentale in diverse zone del mondo, divenendo una pericolosa specie infestante. Ne sono un esempio le paludi delle Everglades in Florida, dove si presume che alcuni esemplari acquistati illegalmente da privati che intendevano allevarli, siano stati gettati via dagli stessi a causa delle raguardevoli dimensioni acquisite. I serpenti si sono riprodotti ed hanno proliferato, non incontrando praticamente alcun nemico naturale. L'unico predatore della zona in grado di contrastarne la diffusione è l'alligatore americano, il quale però, a differenza del pitone, non ha colonizzato le aree urbanizzate e suburbane. Il serpente viene spesso avvistato nei pressi di aree verdi e canali vicino alle abitazione, andando così a costituire una minaccia anche per gli esseri umani.

 

Lo studio: Return of the pythons: First formal records, with a special note on the recovery of the Burmese python in the demilitarized Kinmen Islands

Lo studio pubblicato il 10 settembre 2013, condotto dalla National University of Taiwan con la collaborazione di altri istituti ed enti, ha analizzato diversi aspetti della presenza del pitone a Kinmen - Jīnmén - Quemoy - 金門, non ultime le implicazioni antropologiche e sociali. Diverse ricerche degli scorsi decenni (tra cui Kim 1997, McNeely 2003) hanno dimostrato come l'esistenza di zone demilitarizzate (DMZ) a ridosso zone di conflitto vadano a costituire degli importanti oasi naturalistici, una sorta di paradiso per numerose specie animali che tentano di sfuggire al pericolo. La striscia di terreno fra Corea del Nord e del Sud ne è un classico esempio. Dunque non solamente le aree non antropizzate favoriscono la vita selvatica, ma a maggior ragione anche quelle demilitarizzate. Lo studio ha infatti rivelato come il progressivo ritiro del personale militare dall'arcipelago sia coinciso con una particolare ripresa della popolazione di pitoni, con riferimento al decennio 2000 -2010, anche se le prime chiare segnalazioni risalgono al 2003. Effettivamente dunque, la demilitarizzazione dell'arcipelago sta favorendo la diffusione del rettile e di altre specie.
Se tale aspetto può essere visto positivamente sotto un profilo scientifico, non altrettanto bene ne pensano gli abitanti di Kinmen - Jīnmén - Quemoy - 金門, che da ormai un decennio si ritrovano ad affrontare quotidianamente problemi causati dalla presenza dello strisciante animale. L'opportunismo spinge infatti quest'ultimo a cibarsi di facili prede quali pollame ed agnelli e ciò divenne particolarmente evidente nell'inverno del 2009, allorquando allevatori e contadini lamentarono numerose perdite a causa dell'aumentata popolazione dei pitoni birmani, visti, come già detto, come una specie invasiva non autoctona. Tuttavia, anche l'improvvisa abbondanza di prede, come quella occorsa a seguito di alcuni tifoni all'inizio del millennio, che causarono la distruzione di allevamenti e la dispersioni di uccelli da cortile importati, come il Phasianus colchicus ed il Pavo cristatus, può aver contribuito alla ripresa della loro crescita demografica.

Il dibattito sulle origini della popolazione di python molorus bivittatus dell'arcipelago è tutt'ora aperto. Uno dei dubbi che rimangono riguarda la presenza del rettile nel periodo 1967 - 2003, durante il quale non furono riportati avvistamenti. Ciò parrebbe suffragare la teoria di una successiva introduzione, dovuta forse a motivi occasionali oppure al contrabbando di specie selvatiche provenienti dal Sud Est del continente che per quei lidi transitava, e che oggi, in quanto economicamente non più conveniente, ha pressoché cessato di esistere. Dobbiamo tuttavia ricordare, ancora una volta, che il momento storico poco s'addiceva a porre le basi di un campionamento scientifico della popolazione della specie. Inoltre la distruzione dell'habitat aveva probabilmente reso gli animali più schivi e refrattari ai contatti. Una delle teorie più accreditate, suppone che il rettile possa essere giunto sino alle soglie dell'estinzione durante quel periodo, e che a partire dall'inizio del nuovo millennio, grazie a vari fattori precedentemente esemplificati, abbia ripreso ad aumentare numericamente sino a giungere all'attuale situazione demografica.
Un'ulteriore ipotesi è rappresentata da occasionali ed involontarie migrazioni di alcuni esemplari giunti dalla Cina. E' noto che in occasione di particolari eventi climatici, come tifoni ed inondazioni, le spiagge dell'arcipelago vengano inondate di spazzatura proveniente dal continente; lo stesso processo potrebbe essere occorso anche ad alcuni pitoni, che avrebbero successivamente ricolonizzato il territorio. A suffragare tale ipotesi vi è un avvistamento da parte di un pescatore nell'agosto 2001, dopo un tifone, che avvistò una femmina a poca distanza dalla riva del mare. Un esperimento nel 2011 dimostrò inoltre che i pitoni possono sopravvivere anche in condizioni di elevata salinità dell'acqua, senza acqua dolce.

La popolazione di python molorus bivittatus è interessante anche sotto l'aspetto ecologico: le analogie ambientali e climatiche con la zona delle Everglades, in Florida (USA) permettono di tracciare un parallelo fra le due situazioni; conoscere l'evoluzione in uno dei due contesti, permetterà di prevedere quantomeno alcuni dei cambiamenti che potrebbero verificarsi nell'altro sito. Lo studio delle nicchie ecologiche potrebbe rivelarsi molto utile per limitarne l'espansione in Florida. Va comunque notato che il pitone birmano di Kinmen ha saputo approfittare della demilitarizzazione in corso e dei numerosi rifugi offerti da tunnel e bunker abbandonati per poter contare su confortevoli rifugi per affrontare l'inverno, più rigido rispetto a quello della Florida. Tale aspetto ci porta ad affrontare l'ultimo punto della ricerca: il futuro della popolazione di python molorus bivittatus a Kinmen - Jīnmén - Quemoy - 金門.

Nonostante l'entusiasmo dei ricercatori per la recente ripresa demografica, molti sono ancora i fattori limitanti che, nel bene o nel male, potranno in futuro condizionare la presenza della specie. Innanzitutto la popolazione umana locale, che non vede certo di buon occhio la presenza del serpente: esso costituisce infatti una minaccia per la sopravvivenza del bestiame da cortile, mentre per quanto riguarda le persone essa è praticamente nulla, a meno di non andare ad infilare apposta la testa nelle sue fauci! Al pitone non piace la presenza dell'uomo e rifugge le zone rumorose. Bisogna comunque ricordare che, come tutti i serpenti, esso si nutre di roditori, limitandone così la popolazione che causa ingenti danni alle colture locali. Per ovviare alle perdite subite dagli allevatori locali si potrebbe prevedere un meccanismo simile a quello vigente in Trentino Altro Adige per l'orso bruno; quest'ultimo infatti attacca talvolta le greggi e può anche uccidere animali più grandi come le mucche ed i maiali. In questi casi il governo provinciale rifonde il fattore per le perdite subite, pagando i capi abbattuti dall'orso a prezzi convenzionati. Un sistema di "Vivi e lascia vivere" che pare funzionare, nonostante qualche mugugno.
Altro problema riguarda il turismo. Il suo incremento nell'arcipelago sta infatti portando ad una nuova modifica dell'habitat del serpente: una maggiore presenza dell'uomo che costituisce una fonte di disturbo, ma anche i vari progetti di riqualificazione delle strutture militari abbandonate che anni fa costituivano un prezioso rifugio per il rettile. Inoltre un maggior numero di veicoli circolanti costituisce un ulteriore pericolo per animali noti non certo per la propria velocità di movimento.
Infine va ricordato che il pitone costituisce anche una pietanza per l'uomo. Nell'arcipelago infatti un tempo era molto diffusa l'abitudine di nutrirsi di questo animale. Soprattutto il personale militare lo riteneva fonte di forza. Il generale Hu Lien, comandante delle forze armate di stazza nelle isole, descrive tale abitudine culinaria all'interno del proprio libro intitolato Memories of Kinmen (1976); in esso si narra di come, nel periodo 1949 - 1958, serpenti lunghi 4 - 6 metri, del peso di 30 - 50 Kg, finissero nelle pentole dei soldati. Molti erpetologi ritengono comunque non si trattasse di pitoni, bensì di qualche specie di Elaphe. E poi si sa, ai militari piace esagerare, specie nelle dimensioni...
Ad ogni modo l'abitudine di nutrirsi di grandi serpenti causò un esplosione demografica della popolazione di roditori, i quali provocarono a loro volta ingenti danni all'agricoltura. Di conseguenza il generale ordinò alle truppe di cessare l'abbattimento a scopo alimentare dei rettili. La tradizione culinaria tuttavia resiste ancora oggi: impossibile resistere ad uno sfilatino farcito di pitone...

Purtroppo, dall'agosto 2012, i finanziamenti per le ricerche sono stati ridotti, ed il team di studiosi ha dovuto rinunciare ad applicare altri radiotrasmettitori ai nuovi esemplari. Ne consegue che dati relativi alla dinamica della popolazione potranno essere desunti esclusivamente in base agli avvistamenti riportati, che per loro natura sono ovviamente meno precisi ed accurati. La preoccupazione comune è che il numero di esemplari possa andare incontro nel futuro prossimo ad una nuova diminuzione.

Testo tradotto ed immagini provenienti da:

http://www.forest.gov.tw/public/Attachment/171117563071.pdf a cura del Forestry Bureau di Taiwan; la fotografia del pitone proviene da Wikimedia, quella dell'alligatore da http://www.usgs.gov
Return of the pythons: First formal records, with a special note on the recovery of the Burmese python in the demilitarized Kinmen Islands - Si-Min Lin, Robert T. Zappalorti, Hong-Yi Chang, Shih-Ping Chou, Yao Tang, You-Ling Chen, Yen-Hsueh Lai, Yen-Po Lin and Chung-Wei You
published on the website of Zoological Studies under the SpringerOpen copyright and license agreement

A big thanks to all those guys above for their great contribution to science, and to the aknowledgement of Kinmen. Whitout them, this article wouldn't probably exist. 谢谢你們